7 Novembre 2026
Consulenza PsicoPedagogica

 

Genitori democratici ed educazione permissiva: quali conseguenze?

di Laura Avola

 

Al giorno d’oggi, ogni famiglia adotta una modalità educativa differente ed unica che non possiamo stabilire a priori essere giusta o sbagliata: ogni stile educativo che, come abbiamo visto negli articoli precedenti, può essere ricondotto ad uno dei 4 prototipi riconosciuti dalla psicologa Diana Braunding, può avere dei risvolti più o meno funzionali nella psiche dei bambini e nella circolarità delle relazioni familiari. Se lo stile educativo viene utilizzato in maniera flessibile può rappresentare un buon compromesso per il buon funzionamento della famiglia. Ciò che può sfociare nel patologico è, invece, uno stile rigido, ossia l’assunzione di un approccio educativo standard, sempre uguale, qualsiasi sia il contento e la situazione a cui la famiglia deve rispondere.

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato nel dettaglio lo stile educativo genitoriale di tipo negligente, costituito dal mancato coinvolgimento nel ruolo della genitorialità e nella vita del proprio figlio.

Oggi cercheremo di osservare con la lente di ingrandimento un altro stile genitoriale: quello caratterizzato dal permissivismo.

Quali sono le caratteristiche della genitorialità permissiva e democratica?

I genitori permissivi sono coloro che hanno un buon livello di coinvolgimento affettivo, anzi addirittura, possono arrivare ad eccedere sotto questo aspetto. Sono genitori, infatti, molto amorevoli che tengono in considerazione i bisogni dei propri figli. Sapendo che in media, un bambino in età prescolare, rivolge al genitore 288 richieste al giorno, alcune anche incoerenti, può risultare estremamente estenuante ed anche poco produttivo, riuscire ad essere sempre disponibili con i propri figli e soddisfare tutti i loro desideri.

Ciò che, però, maggiormente manca in quelle famiglie dove vige questo modello educativo è un buon livello di controllo. Non esistono regole e limiti per i figli e, laddove ce ne sono, vengono concordate insieme a loro in una sorta di “Consiglio di famiglia” e possono essere continuamente rinegoziate al fine di evitare qualsiasi forma di punizione. Ciò che, dunque, sembra essere estremamente compromessa è la funzione normativa che ogni adulto responsabile dovrebbe garantire per il sano sviluppo dei propri figli.

In queste famiglie non vi è una chiara distinzione di ruoli, non vi è nessuna gerarchia ed è, invece, favorita una simmetria tra genitori e figli. Tutti sono sullo stesso piano in termini decisionali.

Gli adulti, in queste famiglie, tendono a ricoprire un ruolo di amico, piuttosto che di educatore, nei confronti dei minori.

Sono genitori estremamente tolleranti e non riescono a guidare le scelte dei propri figli; non li controllano e non esercitano su loro nessuna autorità. Hanno delle aspettative molto basse sui bambini, come se non ci si aspettasse da loro comportamenti adeguati e responsabili. Non sanno dire “no” e non tollerano la frustrazione che questi possono causare ai più piccoli. Tendono, piuttosto, a prendere decisioni insieme al figlio e, soprattutto quando quest’ultimo non ha ancora raggiunto una piena capacità decisionale, questo può creare in lui una forte ansia ed un’estrema confusione.

Ancora, in linea di massima, i genitori permissivi sono coloro che:

  • Credono di esercitare con grande consapevolezza il loro ruolo genitoriale; si formano e si informano sulle teorie pedagogiche dell’ultimo momento.

  • Sono molto attenti alla vita sociale dei propri figli: organizzano eventi e occasioni per stimolare la loro socializzazione. Sono molto partecipi anche alla vita scolastica, rivestendo, spesso, ruoli attivi all’interno dell’istituzione.

  • Tendono ad essere molto tolleranti nei confronti dei membri interni alla famiglia, ma risultano essere ipercritici rispetto alle altre famiglie, in particolar modo verso quelle che utilizzano altri stili educativi, lontani dai propri ideali.

  • Tendono a imitare i propri figli: nell’abbigliamento, nei gusti musicali, nello sport. Questo però, se da una parte avvicina i genitori ai figli, dall’altro appiattisce le gerarchie, necessarie, in alcuni casi, all’interno di una famiglia.

I genitori permissivi, per lo più, diventano estremamente democratici come reazione alla loro infanzia. Nelle generazioni precedenti, i modelli educativi tipici delle famiglie italiane, infatti, erano più di stampo autoritario, rigido e severo, con un padre padrone che decideva per tutti e che non tollerava nessun tipo di ribellione. Venivano spesso utilizzate punizioni corporali e i figli crescevano nel timore. Questo spiega perché, molti genitori moderni decidono di essere più flessibili e malleabili nel rapporto con i propri figli cercando di avere con loro un dialogo e tenendo conto delle loro idee, bisogni e decisioni. Dunque è importante sottolineare come questi genitori agiscono in buona fede e bisogna dargli merito per l’attenzione che danno ai propri figli. È necessario che sappiano di essere compresi e visti nelle ferite nascoste che si portano dietro e nella loro costante ricerca di modalità che non generino lo stesso dolore nei bambini di oggi. Purtroppo però, va anche detto che neppure essere eccessivamente permissivi porta a dei risultati positivi.

Di seguito vedremo infatti quali conseguenze nasconde uno stile eccessivamente permissivo.

Quali conseguenze porta con sè lo stile genitoriale permissivo?

Ogni stile educativo ha insito dentro sé vantaggi e svantaggi. Certamente, i bambini che crescono con genitori permissivi, possono sperimentare l’amore e l’affetto che ogni bambino merita di ricevere.

Questo però, quando non è accompagnato da regole chiare ed esplicite, quando cioè una famiglia chiede al bambino di regolarsi da solo, può generare diversi svantaggi sul piano del benessere psico sociale dei figli.

I bambini che crescono con genitori permissivi, nello specifico, possono:

  • Sentirsi disorientati poiché non hanno una guida sicura che li accompagni nella regolazione interna e verso l’ambiente esterno;

  • Sviluppare un falso senso di onnipotenza; possono infatti credere che tutto gli è dovuto e che i loro desideri e bisogni vengano prima di ogni cosa. Questo può sfociare in difficoltà relazionali e notevoli difficoltà di inserimento nelle reti amicali.

  • Hanno scarsa fiducia in sé stessi perché, non avendo figure di riferimento autorevoli, non riescono a scegliere bene per sé stessi. Questo li pone, spesso, davanti al fallimento quando interagiscono col mondo esterno, in quanto non conosco il senso del limite. Ciò li rende più immaturi rispetto ai coetanei.

  • Hanno pochi obiettivi e sembrano disinteressati; non essendo stati guidati nelle proprie scelte, non riescono a maturare obiettivi concreti e realistici.

  • Hanno un umore vitale e positivo, ma non hanno un senso di responsabilità personale né autocontrollo.

  • Tendono all’aggressività proprio a causa della mancata regolazione da parte dei genitori. Da adolescenti, questa disregolazione, può sfociare in comportamenti devianti ed antisociali.

  • Non sviluppano fiducia nei confronti del genitore in quanto non rappresenta un esempio di assertività, dunque non si sentono sostenuti nei momenti difficili. Cercano aiuto altrove poiché non reputano le proprie figure di riferimento all’altezza della situazione.

Cosa può fare un genitore per evitare di assumere uno stile educativo permissivo?

Essere genitore non è semplice e non esiste al mondo nessuna persona in grado di darci una ricetta su come diventare un buon genitore, ma possiamo sempre migliorarci e possiamo maturare nuove capacità nel modo di relazionarci con i nostri figli garantendogli, da una parte il bisogno di riconoscimento e l’affetto di cui necessitano, e dall’altra un contenimento, fondamentale per la crescita sana ed equilibrata di chi amiamo di più.

Se ti sei ritrovato in questo stile educativo, ti chiedo di non scoraggiarti: stai facendo un ottimo lavoro riconoscendo il valore di tuo figlio come persona, magari quello che è mancato a te da piccolo. Puoi migliorare, però, la tua assertività e dare così dei limiti e quei “no” che per tuo figlio saranno comunque necessari per vivere pienamente e positivamente il mondo.

La libertà di una persona, infatti, non passa solo dalla sua possibilità di esporre i propri pensieri e desideri, ma anche dall’avere una bussola che la guidi nella realtà, in ciò che gli può essere concesso ed in cosa è o meno adeguato socialmente.

Di seguito vogliamo esporre un piccolo decalogo di suggerimenti per aiutare i genitori nell’affrontare l’asimmetria di ruolo che la genitorialità porta con sé:

  • Un genitore è un genitore, un educatore, una guida. Non può essere un amico. L’elemento che contraddistingue l’amicizia è la relazione alla pari tra i membri. Questo vuol dire che nessuno dei due ha una responsabilità sull’altro. Nel caso del rapporto genitore/figlio, invece, vi è una responsabilità completamente sbilanciata sul genitore che, oltre ad accompagnare il proprio figlio nella crescita, deve anche guidarlo ed indirizzarlo. È il genitore che deve salvaguardare e tutelare il proprio figlio che, per forza di cose, non può essere ancora pienamente indipendente ed autonomo nelle scelte. La gerarchia familiare, accompagnata dal rispetto reciproco e dall’affetto, è necessaria per il sano sviluppo dei bambini.

  • È importante ripristinare i ruoli all’interno della famiglia e renderli espliciti; è necessario stabilire delle regole e dei limiti che devono essere rispettati e dalla quale non si può prescindere.

  • Le regole che vengono stabilite devono essere chiare, precise ed adatte all’età. Per essere chiare devono essere prima discusse tra i genitori e trovare un accordo su quali proporre al figlio. Vanno espresse in maniera precisa e soprattutto devono essere motivate affinché vengano accettate dal bambino. Dobbiamo esprimerle sempre in positivo e mai in negativo. Evitiamo di comunicare utilizzando il “no” e il comportamento che non ci aspettiamo dal bambino. Esprimiamo piuttosto il comportamento atteso. Ad esempio non diciamo “non attraversare la strada da solo”, ma “quando andiamo in strada dobbiamo sempre dare la mano”: successivamente possiamo condire la regola spiegandola “perché vogliamo che tu stia bene più a lungo possibile”. Questo spiega e trasmette l’idea, giusta, che certe cose il bambino non può ancora deciderle da solo. Inoltre, è importante, adattare le regole all’età del figlio.

  • Diamo un contenimento al bambino gestendo insieme anche la routine quotidiana; possiamo stabilire dei piccoli lavoretti domestici che può fare in casa al fine di fargli comprendere quanto è importante rispettare le regole per vivere bene con sé stessi e con gli altri. Possiamo stabilire dei turni per apparecchiare o sparecchiare la tavola, chiedergli di rifarsi il letto la mattina oppure di mettere i panni nella cesta dei vestiti sporchi una volta tolti. Uno strumento molto utile in questi casi è la Token Economy: possiamo creare una tabella insieme al bambino, su cui scrivere le varie mansioni che quotidianamente chiediamo di svolgere e una volta portata a termine il bambino potrà ottenere un gettone o una stellina. A fine settimana potrà scambiare le stelline ottenute con un’attività per lui piacevole (andare al parco, comprare le caramelle, giocare insieme).

  • Educare un bambino all’attesa è importante per trovare un giusto compromesso tra i propri desideri e la realtà esterna, tra la soddisfazione e la frustrazione di non poter ottenere subito quel che si aspetta. Potete ad esempio, mettere a disposizione del bambino un salvadanaio o un vasetto di vetro e spiegare che una volta riempito potrete comprare un regalo da lui molto desiderato. Imparerà, con il vostro aiuto, il valore dell’attesa e che questa non è vuota, ma emozionale.

  • Quando vogliamo dare a nostro figlio l’opportunità, legittima, di scegliere, non eccediamo con le possibilità di azione e di decisione del bambino. Avere troppe strade davanti a sé per i più piccoli può essere fonte di ansia e disorientamento poiché non hanno ancora la maturità di sapere quale tra le innumerevoli opzioni scegliere. Riduciamo la gamma di possibilità in un paio di scelte, aiutandolo a scegliere quella preferibile e, nei momenti più difficili, impariamo ad essere più sensibili nell’intercettare la sua confusione e, senza paura di decidere al posto suo, svolgiamo la funzione di adulto regolatore, autorevole e mai autoritario, che segna e mostra la strada corretta in una situazione specifica.

  • Un ultimo suggerimento è quello della riflessione personale: imparare ad osservarsi, mettersi in discussione e accettare le proprie fragilità può aiutarci ad affrontare i nostri limiti e trasformarli in risorse. Se ritenessi di vivere con estremo dolore e disagio la frustrazione che tuo figlio prova di fronte ad i tuoi no, non esitare a chiedere aiuto. L’assertività è una risorsa che ognuno di noi può imparare attraverso l’allenamento.

Fonti

  • Naouri Aldo, 2011, Piccoli tiranni (non) crescono, guida pratica per educare i bambini di oggi.

  • Di Blasio,, 2005, Tra rischio e protezione: la valutazione delle competenze parentali, Milano, Unicopli