L’ importanza della comunicazione efficace nella relazione genitori/figli
Di Laura Avola

La comunicazione è la somma di tante piccole cose che, su diversi canali, permette a due o più persone di interagire e scambiarsi informazioni, opinioni, sentimenti, pensieri. È dunque, un fondamentale propulsore delle relazioni umane, senza la quale sarebbe impossibile vivere. Noi, infatti, comunichiamo continuamente, anche quando non proferiamo parola e rimaniamo in silenzio. Comunichiamo con le parole, ma anche con il tono della nostra voce, con il nostro corpo, con la nostra postura ed anche con il nostro stesso abbigliamento.
Per far in modo che la comunicazione sia circolare è necessario che chi comunica e chi ascolta possano comprendersi e non solo perché parlano una lingua conosciuta da entrambi, ma, soprattutto, perché condividono conoscenze, informazioni e saperi che li connettono; inoltre, affinché la comunicazione non si interrompa vi deve essere un passaggio continuo di interazioni, di messaggi che partono da un mittente ed arrivano ad un destinatario e, attraverso feedback, ritornano al primo.
La comunicazione gioca un ruolo fondamentale anche nell’educazione che i genitori danno ai figli e nella relazione che si crea all’interno della famiglia. La relazione tra genitori e figli è oggetto di grandi dibattiti e molti studi hanno dedotto, da diverse osservazioni, che, per essere efficace, la comunicazione deve rispettare alcune caratteristiche peculiari nel rapporto con i più piccoli. Di seguito vedremo quali.
La comunicazione efficace è chiara
Per stabilire una connessione autentica con i propri figli e promuovere il loro sviluppo emotivo è necessario comprendere i principi alla base della comunicazione chiara e rispettosa. Affinché una comunicazione possa essere chiara, è necessario imparare ad utilizzare un linguaggio semplice e diretto; bisogna evitare ogni sorta di ambiguità e confusione. Per tale motivo, è fondamentale che i genitori siano consapevoli dell’importanza di utilizzare frasi brevi e di ripetere concetti chiave per favorire la comprensione del bambino. Inoltre, è essenziale utilizzare un tono di voce calmo e rassicurante, che trasmetta fiducia e sicurezza. Questo approccio chiaro e conciso, permette al bambino di comprendere con più facilità i messaggi trasmessi.
Il livello di comunicazione va adattato alla comprensione del piccolo, utilizzando un linguaggio accessibile e adatto alla sua età ed al suo livello di sviluppo. Insomma, l’obiettivo principale della comunicazione chiara è quello di fornire informazioni più comprensibili possibili senza far troppo riferimento a concetti complessi o spaventosi che possano sovraccaricare il bambino.
Spesso i genitori lamentano il fatto che i figli non li ascoltano o comunque sembra non abbiano capito quello che gli è stato chiesto di fare, poiché agiscono come se l’adulto non abbia parlato. Ma perché accade questo? Fino ai sette anni le aree cerebrali superiori sono ancora poco integrate tra loro, dunque i bambini tendono a fare una cosa per volta e sono completamente assorti nell’attività che stanno svolgendo. Quando sono così impegnati, il canale uditivo è come se non fosse aperto e, dunque, in effetti non sentono la voce dell’adulto. O meglio, la sentono, ma non l’ascoltano. Questo significa solo una cosa: affinché i bambini comprendano ciò che gli viene chiesto è necessario avvicinarsi ad essi, agganciare il loro sguardo e spiegare con precisione i passaggi, in sequenza. È inutile urlare da una stanza all’altra che è il momento di uscire e ci si deve preparare. È molto più efficace raggiungere il bambino, catturare la sua attenzione e spiegare solo quando avremo i suoi occhi addosso. A quel punto potremo raccontare i passaggi dell’operazione richiesta.
Un’altra strategia efficace è chiedere al bambino di ripetere ciò che gli è stato chiesto di fare. La ripetizione verbale aiuta a memorizzare il processo ed è, così, molto più probabile che la richiesta venga esaudita, con grande soddisfazione reciproca.
La comunicazione efficace è rispettosa ed empatica
Un altro principio cruciale affinché la comunicazione con i più piccoli sia efficace e la relazione venga protetta è la rispettosità. I genitori dovrebbero essere empatici, mettersi nei panni del figlio, riconoscendo le sue emozioni e i suoi sentimenti. Rispettare i tempi di elaborazione del bambino ed ascoltarlo attentamente, senza interromperlo né giudicarlo, crea un ambiente di comunicazione sano e inclusivo. È importante ricordare che ogni bambino è un individuo unico con esigenze e modi di apprendere diversi. Adattare il proprio stile di comunicazione alle sue caratteristiche è essenziale per favorire una comunicazione efficace. Al fine di proteggere la relazione col più piccolo e, contemporaneamente, accertarsi che la comunicazione possa fluire senza ostacoli, è necessario che il figlio possa percepire un interesse genuino da parte dei genitori per ciò che egli ha da dire; è dunque necessario mantenere un ascolto attivo nei confronti del più piccolo, senza minimizzare le sue esperienze: solo così, imparerà che le sue parole sono preziose e che le sue emozioni sono riconosciute e rispettate.
Mostrare empatia è un elemento chiave per mantenere la comunicazione aperta. Mettersi nei panni del bambino, infatti, aiuta a creare un legame emotivo più forte e promuove la fiducia reciproca.
La comunicazione efficace è onesta ed incoraggiante
Creare un ambiente comunicativo positivo ed incoraggiante è essenziale per favorire lo sviluppo emotivo del bambino. Ciò significa creare uno spazio in cui il piccolo possa sentirsi libero di esprimersi senza timore di giudizio o punizione. I genitori possono promuovere un ambiente positivo utilizzando parole di incoraggiamento e di apprezzamento, quando il bambino si sforza di comunicare o esprimere le sue emozioni. Per tale motivo è importantissimo evitare le critiche o i rimproveri e concentrarsi invece sulle soluzioni e sulle opportunità di apprendimento. Per far sì che questo avvenga, è necessario dedicare del tempo di qualità alla comunicazione col bambino; potrebbe essere utile creare momenti di connessione privilegiati, come ad esempio una passeggiata o un gioco, per favorire una relazione genitore-figlio solida e aperta.
Questo ambiente comunicativo positivo contribuisce a sviluppare la fiducia e la sicurezza del bambino nelle proprie abilità comunicative. Inoltre, la comunicazione onesta lo aiuta a sviluppare una consapevolezza realistica di sé e delle proprie abilità. I genitori devono essere sinceri nel dare feedback costruttivi e nell’affrontare eventuali difficolta o sfide. Questo favorisce la crescita emotiva del figlio, insegnandogli a gestire le situazioni in modo efficace. Per creare un ambiente positivo, i genitori possono adottare diverse strategie: innanzitutto, è importante mostrare un atteggiamento di accettazione incondizionata verso il proprio figlio; questo significa accogliere e rispettare tutte le sue emozioni, opinioni e bisogni senza giudizio o critica.
La comunicazione efficace utilizza messaggi positivi
I genitori dovrebbero esercitarsi a eliminare dal proprio vocabolario le frasi che contengono il “no”: “Non correre”, “non urlare”, “non mettere le mani in bocca” sono solo alcuni dei divieti e di regole che i bambini, quotidianamente, si sentono ripetere. Siamo abituati a dire ciò che non si deve fare piuttosto che evidenziare ciò che andrebbe fatto. Certamente le regole vanno rispettate e, dunque, vanno impartite anche ai più piccoli perché sono la base per la convivenza civile con gli altri; ma porre l’accento su ciò che non va fatto, porta il bambino a raffigurarsi mentalmente l’azione indicata dalla frase e, di conseguenza, metterla in atto. Dire “non prendere la cartaccia da terra” significa stimolare il cervello del bambino che si raffigura quel gesto, a farlo. Ecco perché questo tipo di comunicazione è molto dispendiosa e sicuramente poco efficace. Vale dunque la pena volgere le regole e le frasi che diciamo in positivo in quanto questo ci dà l’opportunità di averne diversi vantaggi: la frase grammaticamente diventa molto più semplice e chiara (prerogativa indispensabile, come già evidenziato precedentemente, per una comunicazione efficace); direziona il comportamento su ciò che vogliamo ottenere; a livello emotivo, il bambino sarà più predisposto ad ascoltare (a nessuno piace ricevere dei no!). Impariamo dunque a utilizzare frasi in positivo così che “non urlare” diventi “parliamo a voce più bassa”, “non correre” diventi “camminiamo più lentamente” ecc.
L’importanza dell’ascolto attivo
Un aspetto fondamentale è ascoltare ciò che il bambino ci dice, ma bisogna farlo in maniera attiva. Cosa vuol dire ascoltare in maniera attiva? Innanzitutto è necessario essere consapevoli e presenti nel qui e ora. Un adulto che comunica utilizzando l’ascolto attivo non è orientato su ciò che egli vuole dire, ma è realmente coinvolto nelle argomentazioni che il bambino propone. Dunque, è il genitore che assorbe tutto ciò che gli viene detto e pone domande affinché possa aver chiaro il messaggio. Possiamo dunque dire che l’ascolto attivo è un processo interattivo, basato sull’empatia e, quindi, sulla capacità di riconoscere gli stati d’animo dell’altro.
Per comprendere meglio, è utile prendere come riferimento la teoria di Gordon, secondo cui l’ascolto attivo si articola in quattro momenti differenti:
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Ascolto passivo: in questo momento l’adulto rimane in silenzio, permettendo così al bambino di esporre, senza essere interrotto, ciò che ha da dire. Affinché il silenzio diventi interessante ed accettante, è necessario che il genitore non cada nelle trappole che ostacolano la comunicazione. Questo significa rimanere attento a ciò che viene detto, senza giudicare o interrompere per intervenire.
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Messaggi di accoglimento: l’adulto, attraverso messaggi che possono essere non verbali (quali ad esempio un sorriso, o un cenno della testa) oppure verbali (come ad esempio dire “ti ascolto”, “sto cercando di capire”), indica al bambino che lo sta seguendo e ascoltando.
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Inviti calorosi: l’adulto incoraggia il bambino a parlare e ad approfondire ciò che sta dicendo, senza essere valutato né giudicato (“è interessante”, “che ne diresti di parlarne”, “vorresti dirmi qualcosa in più su questo problema?”).
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Ascolto attivo e Feedback: in quest’ultimo momento, l’adulto riflette il messaggio del bambino senza emettere messaggi suoi personali. In tal modo il piccolo può sentirsi oggetto d’attenzione, non subisce valutazioni negative, si sente accettato e compreso dal genitore. Può così giungere da solo alla soluzione dei suoi problemi.
Questa modalità di comunicazione rafforza, nei più piccoli, la fiducia in se stesso e negli altri.
L’ascolto attivo risulta efficace perché permette ai bambini la piena gestione dei loro stessi problemi, evitando incomprensioni e fraintendimenti. Non rispecchia le parole, ma i sentimenti; non si ripete il messaggio, ma se ne riflette l’essenza.
L’utilizzo del messaggio- io
Un aspetto importante, e che di solito tende ad interrompere la comunicazione ed a creare una distanza relazionale tra gli interlocutori, è l’utilizzo del messaggio “tu”. Ma cosa si intende per messaggio “tu”? È quella comunicazione che contiene nel messaggio il pronome “tu” e che, dunque, focalizza l’attenzione, durante la conversazione, sul ricevente e non su chi sta comunicando il messaggio, né su cosa egli prova in seguito ai comportamenti emessi dall’altro.
Questo significa che quando il genitore emette il messaggio “tu” non si assume la responsabilità di esprimere i propri stati d’animo e pensieri, infatti non si esprime in prima persona. I “messaggi tu” sono recepiti dal bambino come una valutazione negativa di sé stessi (reprimono, umiliano, denigrano), per cui non lo sollecitano ad un cambiamento.
Per chiarire quali sono i messaggi che contengono il pronome tu e per far capire come bloccano la comunicazione, portiamo un esempio. Mettiamo che mio figlio non abbia buttato la carta della merenda nella pattumiera, ma l’abbia lasciata sul tavolo della cucina. Quello che mi verrebbe immediato da dire è “sei sempre il solito” oppure “perché non butti mai la carta della merendina?” e molte altre frasi di questo genere. Purtroppo è molto improbabile che questo tipo di comunicazione porti veramente al risultato che vorrei ottenere, perché ho comunicato in maniera poco funzionale. Se mio figlio ha lasciato la carta sul tavolo e io dico “sei il solito menefreghista” il messaggio che passa non è “vorrei che la cucina fosse in ordine”, ma “tu sei sbagliato e colpevole”. Inoltre, questo messaggio porta con sé anche una pretesa, ossia che mio figlio metta in ordine quando lo decido io, e quindi gli sto comunicando che la mia soluzione è migliore della sua e che non mi fido di lui; non sto nemmeno prendendo in considerazione che magari egli possa avere una sua soluzione, per esempio gettare la carta dopo aver finito i compiti.
Gordon, afferma che è molto più efficace comunicare in maniera assertiva, utilizzando i messaggi che contengano il pronome “io”. I “messaggi io” consentono una comunicazione efficace, poiché non esprimono alcuna valutazione su colui che compie l’azione.
Essendo in prima persona, i messaggi io, fanno in modo che vi sia un’assunzione di responsabilità in chi parla, in quanto chi li emette descrive i propri stato d’animo e lasciano a chi li riceve, la responsabilità del suo comportamento.
Inoltre, evitando l’aspetto negativo dei messaggi “Tu”, permettono un confronto positivo tra gli interlocutori: sollecitano il cambiamento, riducono al minimo la valutazione negativa di chi li riceve e, quindi, non pregiudicano il rapporto.
Utilizziamo l’esempio di prima per comprendere come modificare i messaggi che mandiamo e trasformarli usando il pronome “Io”:
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Il primo passo da compiere è quello di descrivere senza giudizio cosa provoca il problema: “quando vedo che non getti la carta nella pattumiera” (in questo modo ho descritto il comportamento che ha provocato il problema).
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Successivamente, descrivo l’effetto tangibile e concreto causato dal comportamento: “e la cucina è in disordine” (non vi è in questo messaggio nessuna valutazione negativa dell’altro).
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Infine, specifico la reazione agli effetti: “io mi irrito” (esprimo in maniera autentica i miei sentimenti).
Come potete cogliere, c’ è una grande differenza tra la frase “non butti mai la cartaccia” e “quando vedo che non getti la cartaccia e la cucina resta in disordine io mi irrito”. Non vi è nessun giudizio, o imposizione e, dunque, cosa potrebbe rispondere il bambino se non “mi dispiace, rimetto subito a posto”?
Queste piccole accortezze nel nostro modo di comunicare possono sembrare piccole cose, ma sono proprio i piccoli cambiamenti a rendere le nostre relazioni più positive!
Conclusioni
Sviluppare una comunicazione efficace richiede impegno e pratica costante, ma i risultati possono essere sorprendenti. Investire nel miglioramento delle proprie abilità come genitore, significa aprire le porte verso una connessione più profonda con il proprio bambino e favorire il suo sviluppo emotivo in modo significativo.
Certamente però è necessario ricordare che è molto probabile ricadere in vecchi schemi quali utilizzare un messaggio tu oppure interrompere il bambino o proporgli una regola volgendola in negativo piuttosto che in positivo. Questo perché sappiamo che, affinché un comportamento venga appreso ed automatizzato, deve essere ripetuto migliaia di volte, dunque è utile esercitarsi alla comunicazione efficace ed alle sue regole.
D’altronde la comunicazione, come ogni altra abilità, migliora se ci si allena. Dunque, Buon lavoro!
Fonti
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Thomas Gordon, 2006, Genitori efficaci: educare figli responsabili, La Meridiana
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Daniele De Rossi, 2023, Miglioramento personale per genitori, Indipendently publihed
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Alli Beltrame, 2020, Perché fai così? Capire i tuoi bambini e i loro comportamenti apparentemente illogici, Mondadori