7 Novembre 2026
Consulenza PsicoPedagogica

 

L’educazione negligente di genitori pochi coinvolti: quali conseguenze?

di Laura Avola

 

 

Essere genitori è un mestiere che nessun uomo può riuscire ad affrontare senza commettere sbagli ed errori. D’altronde anche Freud definiva la genitorialità come “una delle tre professioni impossibili da svolgere in questo mondo, insieme alla psicanalisi ed al governo di una nazione”. Non esiste un libretto d’istruzione né, tantomeno, una scuola che ci insegni come svolgere le molteplici funzioni che la genitorialità comporta ed abbiamo, inoltre, maestri che, essendo anch’essi umani, commettono o hanno commesso errori di valutazione e messo in atto comportamenti poco funzionali.

Negli ultimi decenni, però, l’attenzione alla genitorialità è aumentata: vi sono centinaia di libri, di ricerche scientifiche, di riviste tutte concordi nell’affrontare la tematica della responsabilità genitoriale e nell’attribuire una grossa influenza da parte della famiglia sulla formazione e sullo sviluppo dell’identità personale. La famiglia è la prima agenzia educativa e dovrebbe essere il porto sicuro in cui ognuno di noi può tornare quando ne sente bisogno, quando necessita di vicinanza emotiva e di sostegno.

È ormai condivisa l’idea secondo cui ciò che avviene nel contesto familiare influenza in maniera sostanziale lo sviluppo dell’individuo, in quanto è la famiglia a dare stimoli, più o meno positivi, che determinano la formazione della propria personalità e lo sviluppo di abilità sociali, nonché il modo in cui affrontiamo e legittimiamo le nostre emozioni. Essere riconosciuti genera lo sviluppo della sicurezza e dell’autostima. Infine le neuroscienze ci informano che anche lo sviluppo cerebrale è condizionato dal modo in cui siamo stati trattati nella nostra famiglia d’origine.

Pertanto, considerando quanto detto finora, possiamo affermare che la modalità accuditiva ed educativa con cui i genitori svolgono le loro funzioni genitoriali, il loro modo di esercitare la propria autorità sul figlio, condizionerà la relazione con quest’ultimo, la sua crescita e le sue relazioni future. Nell’articolo “Stili educativi genitoriali” sono stati presentati, a grandi linee, i 4 prototipi che caratterizzano gli stili educativi a cui possiamo ricondurre il modo in cui ogni genitore educa il proprio figlio. Abbiamo visto che esistono 4 approcci: negligente, permissivo, autoritario ed autorevole.

In questo articolo, e in quelli successivi, analizzeremo più nel dettaglio uno stile alla volta, facendo riferimento a come riconoscerlo e soprattutto le sue conseguenze nello sviluppo psicologico del bambino.

In particolare oggi parleremo del primo stile genitoriale presentato, cioè quello negligente.

Stile negligente e genitorialità non coinvolta

La genitorialità negligente è tipica di quei padri e quelle madri che, a causa di diversi motivi, non si occupano del proprio figlio. Possono essere genitori estremamente impegnati sul lavoro, persone che non hanno supporti esterni o che non hanno mai riflettuto sull’importanza di un piano educativo per crescere il proprio figlio. Sono genitori che, sentendosi sopraffatti dalla responsabilità che il ruolo genitoriale porta con sè, decidono di disinvestire sul proprio figlio, risultando così assenti sia fisicamente che emotivamente. Ovviamente, questo meccanismo di difesa non è assolutamente cosciente nel genitore, ma ciò che comporta è il mancato coinvolgimento nell’accudimento dei propri figli, un’assenza fisica ed una precaria assunzione di responsabilità. Ne consegue che i figli crescono da soli o con altre persone.

Ma quali sono le caratteristiche di questo stile genitoriale?

I genitori che, per vari motivi, non sono in grado di fornire una base sicura ai propri figli, sono genitori poco esigenti, non recettivi, ma distaccati; sono disinteressati ai propri figli e ignorano le esigenze dei bambini. Sono genitori che offrono pochi, o addirittura nessuno, strumento che permetta al bambino di comprendere il mondo.

Ma proviamo a fare esempi di quotidianità per meglio comprendere cosa si intende per stile educativo genitoriali di tipo negligente.

  • Nelle famiglie dove vige questo stile educativo, i genitori trascorrono poco tempo con i propri figli. Sono adulti che investono la maggior parte delle loro risorse fuori dalle mura domestiche, dando priorità al proprio lavoro o ad altre attività che non coinvolgono la famiglia. Sono genitori trascuranti: non chiedono nulla al proprio figlio; la loro comunicazione è scarsa, parlano poco con il più piccolo (che, dunque, non può liberamente esprimersi) e non tengono conto delle opinioni e dei sentimenti del bambino.

  • I genitori negligenti non fissano limiti né stabiliscono regole. Non controllano i propri figli e danno loro pochi strumenti per comprendere il mondo. Non vi è nessun tipo di contenimento del comportamento del figlio.

  • Esprimono raramente affetto nei confronti del proprio bambino. Non forniscono supporto né sostegno. Sono genitori che tendono a rivolgersi spesso ai propri figli con un tono sgarbato, di rifiuto o sottolineando che sono irritati dalla richiesta del bambino. Quando non vi sono critiche, vi è una totale indifferenza. Raramente utilizzano parole di incoraggiamento o ascolto che aiuti a comprendere il vissuto interiore del piccolo.

  • Tendono a coprire le loro mancanze affettive attraverso ripetuti regali e beni di tipo materiale.

  • Delegano l’accudimento e la responsabilità della propria genitorialità ad altre persone, come nonni, zii o baby sitter.

  • Sono genitori frustrati: percepiscono infatti il bambino come un fastidio, sono perennemente insoddisfatti della propria scelta e del proprio ruolo e per questo non riescono a godere dei momenti che trascorrono con il proprio figlio.

  • Sono inclini ad utilizzare la punizione fisica come unico strumento disciplinare.

Quali conseguenze porta con sè lo stile genitoriale negligente?

Ogni stile genitoriale condiziona il benessere psicofisico e lo sviluppo sociale dei bambini, ma certamente, una genitorialità non coinvolta e negligente, ha ripercussioni, anche gravi, sui figli.

Nello specifico, i bambini che vivono questa condizione presentano:

  • uno scarso controllo delle proprie emozioni e dei propri impulsi, in quanto sperimentano un ambiente estremamente disorganizzato che si rispecchia nella loro vita interiore.

  • Una forte demotivazione e uno scarso interesse nei confronti della scuola; sono bambini che tendono a fare molte assenze e che, da adolescenti, tendono ad abbandonare gli studi e disinvestire sul proprio futuro. Sono adolescenti molto inclini alle dipendenze soprattutto da sostanze stupefacenti.

  • Sono spesso tristi e di malumore. Questi bambini crescono sperimentando un grosso senso di frustrazione, con conseguenze comportamentali riconducibili alla rabbia ed all’aggressività. Estremamente insicuri e instabili, da adulti possono facilmente sviluppare forme di dipendenza affettiva dagli altri.

  • Hanno pochi strumenti per interagire e relazionarsi con gli altri, dunque rimangono molto isolati e poco maturi nelle relazioni.

Cosa può fare un genitore per evitare di assumere uno stile negligente?

Come abbiamo visto, improntare l’educazione del proprio figlio su questo stile può portare conseguenze anche gravi che minano il corretto sviluppo psicologico e sociale dei bambini, ma è necessario sottolineare che questo non vuole scatenare un senso di colpa nei genitori che, per i più disparati motivi, possono riconoscersi in questo stile. La consapevolezza può, invece, essere un motore che ci permette di uscire dal pantano in cui a volte noi esseri umani ci infiliamo e migliorare le nostre capacità relazionali con tutti i membri della famiglia.

Ci sono genitori che si sentono estremamente soli nell’arduo compito educativo che il ruolo obbliga; altri vivono una fragilità personale, ferite pregresse e stanchezza cronica ed hanno essi stessi bisogno di una mano tesa al fine di poter affrontare la cura di un altro essere vivente. Altri genitori sono sopraffatti dal carico mentale che la società odierna impone loro: spesso lavorano tutto il giorno, devono risolvere le varie incombenze familiari correndo da una parte all’altra della città, si prendono cura dei genitori anziani e questo può generare in loro un burnout emotivo che necessita di delicatezza e comprensione piuttosto che giudizi, critiche ed aspettative sempre più alte ed irraggiungibili.

È dunque necessario far comprendere a questi genitori che non sono sbagliati se hanno avuto qualche defaillance nello svolgere la loro funzione genitoriale. E vogliamo ricordare loro che la cosa più importante da fare nelle relazioni è una: Riparare! È sempre possibile riparare con i nostri figli e migliorarci giorno dopo giorno.

Utilizzando alcuni accorgimenti, infatti, ogni genitore può scongiurare la possibilità di assumere un approccio negligente con i propri figli e recuperare laddove abbia avuto difficoltà pregresse:

  • Il primo passo da compiere è “Esserci”, ossia essere presenti per i figli. Certo, a seconda del proprio stile di vita, del proprio lavoro e delle proprie esigenze, ma per stabilire una relazione profonda, positiva e protettiva con i bambini, il modo migliore è far sentire loro la nostra presenza, passare del tempo con loro. Non necessariamente deve essere un tempo di quantità, ma avere dei piccoli momenti quotidiani in cui parlare, chiedere o semplicemente stare col proprio bambino, passare dunque del tempo di qualità con lui, rafforza il legame e dona quel senso di sicurezza che ogni figlio dovrebbe sentire pensando al proprio genitore.

  • Nutrire interesse verso i propri figli. Quando i bambini si sentono ascoltati, gli vengono fatte domande sui loro hobby, passioni, ma anche sulle loro paure e sulle loro gioie, si sentono visti. Un bambino alla recita o al saggio o alla partita a cui partecipa si aspetta un’unica persona nel pubblico: la mamma o il papà. Così facendo, il bambino percepirà il genitore come suo complice e ciò farà un’enorme differenza nel legame con lui.

  • Accettare i figli così come sono ed amarli incondizionatamente sono elementi necessari per un buon legame con il proprio bambino. Quando sente empatia nei suoi confronti, sente che il genitore è capace di comprenderlo e di accettarlo così come è; mostrandogli amore con i gesti, parole e comportamenti, il bambino impara a relazionarsi positivamente anche con il mondo esterno, sapendo di essere meritevole d’amore.

  • Stabilire regole che siano chiare e semplici, adeguate all’età del bambino e saperle far rispettare. Le regole rappresentano per i bambini dei paletti, dei confini tra loro stessi ed il mondo e gli permettono di avere un contenimento. Questo genera in loro un senso di tranquillità, condizione necessaria per affrontare con serenità e sicurezza la vita.

  • Un ultimo aspetto importante, ma solo in ordine di presentazione, perché poi in realtà rappresenta un punto focale per ogni essere umano, è lavorare su sè stessi, sempre, in quanto l’essere genitore porta con sé un bagaglio con dentro tutta la sua storia di vita, la propria infanzia e il rapporto che ognuno ha sperimentato con l’amore. Comprendere ed analizzare cosa influenza la propria scelta educativa, avere chiaro il livello di coinvolgimento rispetto allo sviluppo ed alla crescita dei propri figli sono elementi chiavi per permettere alla negligenza emotiva di non fare capolino nella nostra vita genitoriale e dunque in quella dei nostri figli. Questo vale soprattutto se la nascita del bambino non era prevista, è arrivata a sorpresa e non si era preparati a questo nuovo ruolo. Solo conoscendosi in profondità e riflettendo sulle proprie funzioni genitoriali è possibile superare le innumerevoli difficoltà che questo ruolo comporta, senza mai giungere ad un’insoddisfazione che mina la propria capacità di amore e di rispetto, fondamentali nel rapporto con i propri figli. Avere strumenti in più, nuovi punti di vista e consapevolezza personale, raggiungibili anche con l’aiuto di un professionista del settore qualora si sentisse la necessità di avere una guida, è la chiave di volta per potersi sentire coinvolti nella vita dei bambini.; è questa la strada giusta per investire sul benessere dei più piccoli, godendosi ogni momento e vivendo con soddisfazione il proprio ruolo genitoriale!

 

Fonti

  • Benedetto L., Ingrassia, M. (2010), Parenting: psicologia dei legami familiari, Roma, Carocci.

  • Di Blasio, P. (2005). Tra rischio e protezione: la valutazione delle competenze parentali, Milano, Unicopli