Bambini e Paure: come aiutarli a gestire quest’emozione così importante?
di Laura Avola

Nel corso dell’infanzia i bambini si trovano a doversi confrontare con diverse paure che hanno un significato evolutivo molto importante anche se spesso i genitori, gli educatori e gli adulti di riferimento in generale, non riescono a comprendere. Il nostro obiettivo è aiutare i bambini a crescere emotivamente forti, offrendo loro strumenti utili al fine di poter migliorare il loro benessere e superare le diverse difficoltà che si presentano durante il loro sviluppo.
Cosa è la paura?
La paura è una delle sei emozioni primarie rintracciate dai vari studiosi ed è, dunque, tra le prime a svilupparsi nel corso della vita di un essere umano. È un’emozione universale, naturale ed adattiva che ogni persona al mondo sperimenta di fronte a stimoli, ma anche situazioni, oggetti e pensieri, che comportano pericolo, danno o minaccia. Proprio per questo motivo, le paure sono molto utili per la sopravvivenza, poiché sono risposte di attivazione che consentono di rispondere al pericolo e sviluppare abilità che permettono di affrontare situazioni potenzialmente dannose o minacciose.
La paura ha tre diversi livelli di reazione:
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Manifestazione a livello cognitivo: noi rispondiamo alla paura attraverso determinati pensieri. Riguarda ciò che pensiamo e le immagini che associamo all’evento temuto. Focalizzarci sul problema, concentrandoci più a lungo su questo, ci permette di incrementare la nostra capacità di problem solving. Ciò che va tenuto sotto controllo in questo caso è l’eccessiva risposta di paura a molte situazioni oppure il focalizzarci in maniera massiccia su ciò che si teme o ancora il catastrofismo, ossia quel fenomeno per cui sentiamo di non avere nessuna risposta di adattamento e questo, nelle nostre proiezioni mentali, genera un disastro;
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Manifestazione a livello fisiologico, relativo a reazioni corporee della paura quali ad esempio la bocca secca, l’aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, la tensione muscolare, l’aumento della pressione sanguigna ecc. Anche in questo caso è necessario accertarsi che tali modificazioni corporee non siano eccessive, fastidiose e persistenti, poiché implicherebbero uno stato di malessere generale ed una condizione di allerta continua;
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Manifestazione a livello comportamentale che consistono nello scappare o nell’evitare situazioni che registriamo come percolose o dannose. Anche in questo caso, le reazioni persistenti aumentano le difficoltà, generano costante ansia e possono dar luogo a vere e proprie fobie.
Come cambiano le paure nel corso degli anni?
Di solito, le paure infantili sono transitorie, tipiche di ogni stadio evolutivo e, nella stragrande maggioranza dei casi, si risolvono da sole, man mano che il bambino avanza nel suo percorso di sviluppo biologico, psicologico e sociale. Il processo di crescita, d’altra parte fornisce al bambino capacità sempre maggiori che stimolano la comprensione di aspetti nuovi. Questi ultimi fanno sì che i bambini lascino andare alcune paure, ma ne emergano di nuove, sempre più complesse ed intense.
Considerando le tappe evolutive generiche, possiamo stilare un elenco delle paure più comuni che i bambini e gli adolescenti possono sperimentare durante la loro infanzia:
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Durante il primo anno di vita, tenendo in considerazione l’immaturità del sistema nervoso e l’incapacità di elaborare significati circa il mondo esterno, il bambino, in particolare nel primo semestre, manifesta paure relative ai rumori forti e ai lampi improvvisi. Man mano che il sistema nervoso si sviluppa, consentendo una migliore percezione delle distanze e distinguendo meglio i visi delle persone, durante il secondo semestre di vita appaiono paure legate all’altezza, la paura del buio e delle persone estranee. È infatti intorno ai 9 mesi che insorge la cosiddetta “paura dell’estraneo”, una reminiscenza ancestrale dei nostri antenati, che, vivendo in tribù sapevano di doversi proteggere dalle persone sconosciute, appartenenti ad altre tribù e che rappresentavano veramente un pericolo per la sopravvivenza.
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Nel secondo anno di vita, periodo di sviluppo motorio che consente ai bambini di allontanarsi fisicamente dall’adulto ed esplorare nuovi spazi grazie alla conquista della capacità di camminare, si possono sperimentare paure diverse, quali ad esempio la paura degli animali domestici, quali gatto, cane o cavallo. Potrebbe emergere la paura dell’acqua, paura delle ferite e dei danni fisici. In questa fase approda la paura del medico.
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Dai 3 ai 5 anni emerge l’immaginazione per cui la paura non riguarda più solo oggetti, situazioni e persone reali, ma anche personaggi di fantasia. Diminuisce la paura verso l’estraneo per lasciar spazio a nuove tipologie di paure: paura delle ferite e dei danni fisici in generale e paura verso le persone mascherate.
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Tra i 6 e gli 8 anni si intensificano le paure degli esseri immaginari (come ad esempio le streghe, i mostri e i fantasmi). insorgono le paure dei temporali, delle malattie, della morte di un familiare e di perdersi.
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Tra i 9 e i 12 anni le paure diventano sempre più durature ed intense. Si possono manifestare paure relative agli insetti o ai serpenti , dei ladri o dei rapinatori, degli incidenti stradali o di essere abbandonati dai genitori. In questi casi, come si evince dalla tipologia di paure elencate, ciò che fa maggiormente paura a quest’età sono le situazioni insolite. Questo perché, con l’età e l’acquisizione di molte abilità, i bambini sono in grado di gestire il quotidiano, ma l’ignoto e l’improvviso sono fattori che possono nascondere insidie che a quell’età mettono particolare timore.
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Durante l’adolescenza le paure riguardano in maniera molto consistente l’area relazionale. Si hanno spesso paure nei confronti della scuola, ma anche dell’aspetto fisico, delle relazioni sociali. Si ha paura di arrossire, di fare gaffe, di parlare in pubblico, degli insuccessi, di lasciar trapelare i propri impulsi. Scompaiono quasi del tutto le altre paure, soprattutto quelle relative alle creature immaginarie e degli animali domestici.
In generale, le paure non sono motivo di preoccupazione, ma quando la famiglia non sa come gestirle, perché sono molto intense e provocano una sofferenza persistente, con un impatto negativo sulla vita del bambino, è opportuno consultare un professionista.
I fattori che favoriscono la persistenza delle paure nei bambini
Le paure, come detto in precedenza, tendono a risolversi, man mano che il bambino cresce e sviluppa competenze sempre più accurate. Esistono, però, dei fattori che possono favorire la persistenza di alcune paure anche dopo l’approdo a stadi di sviluppo successivi. I fattori più frequenti sono:
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La protezione eccessiva da parte di genitori che mostrano essi stessi un carattere pauroso;
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L’imitazione di alcune caratteristiche genitoriali, quali ad esempio i comportamenti di evitamento che alcuni adulti mettono in atto di fronte a situazioni che reputano pericolose;
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I traumi o l’esposizione ripetuta, sia diretta che indiretta, di situazioni particolarmente spiacevoli ed avverse;
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L’accentuazione delle caratteristiche negative e le informazioni errate su situazioni o stimoli specifici.
Come possiamo aiutare i bambini a superare le paure?
Nella maggior parte dei casi le paure scompaiono da sole, ma a volte la famiglia e alcuni metodi educativi si rivelano di estrema utilità per aiutare il bambino a superarle. Il ruolo dell’adulto è fondamentale in quanto è proprio il genitore a rappresentare una guida per il bambino in termini di regolazione delle emozioni. Questo vuol dire che il modo in cui il genitore regola il suo stato emotivo e gestisce le emozioni, influenza profondamente il bambino e la sua capacità di autoregolazione emotiva, che, nel caso specifico delle paure, si traduce in capacità di gestirle e di superarle. Di seguito, quindi, riportiamo alcune indicazioni che il genitore può mettere in atto per aiutare il proprio bambino.
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Rispettare la paura del bambino: questo vuol dire non minimizzare né ridicolizzare o criticare ciò che il bambino sente. Da bandire sono frasi come “Non aver paura”, “non succede nulla”, “non spaventarti”.
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Adottare un atteggiamento empatico nei confronti del bambino: è necessario comprendere il disagio del piccolo, farlo sentire visto in questo e mostrargli che è normale vivere alcune emozioni, come possono essere la paura, la rabbia o la tristezza.
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Raccontare le proprie paure: “ti capisco, anche io da piccolo avevo paura di…”. Questo farà sentire il bambino non solo e che ciò che prova è normale per gli esseri umani. Il pensiero che si instaurerà è che l’emozione provata non lo distruggerà proprio come non lo ha fatto con il proprio genitore.
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Aiutare il bambino a verbalizzare le proprie emozioni: ascoltiamolo con calma ed affetto ed aiutiamolo a dare un nome a ciò che prova. Attenzione però! Qualora non riuscisse a comunicare ciò che prova, non va forzato. Fategli notare che apprezzate lo sforzo che sta facendo e che, se lo ritenesse necessario, sarete lì per aiutarlo. È opportuno, infatti, rispettare i tempi del bambino, comprendere le sue difficoltà, senza arrabbiarsi o punirlo.
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Favorire l’autonomia del bambino: dategli l’opportunità di affrontare progressivamente le sue paure. Possiamo proporre inizialmente piccole sfide, accompagnandolo. Successivamente, quando si sentirà pronto, potrà iniziare ad affrontarle da solo, a piccoli passi. Questo lo aiuterà a sviluppare fiducia in sé stesso e sarà, pian piano, in grado di gestire i suoi timori.
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Elogiare ogni risultato positivo, anche quello più piccolo. Ogni risultato per i bambini è importante e mettono in atto un grande sforzo per raggiungerlo. Elogiarlo e lodarlo aiuta a rinforzargli l’autostima. Unica avvertenza è che gli elogi siano aderenti alle attività che ha completato con successo.
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Evitare la protezione eccessiva del bambino, eliminando gradualmente le sue richiese di rassicurazione, poiché l’eccessiva apprensione potrebbe favorire l’aumento della stessa paura.
Nel caso in cui il genitore o la figura di riferimento del bambino soffra di paure intense, è necessario che inizi un lavoro su sé stesso, affinchè i suoi stessi meccanismi di difesa non favoriscano l’incremento e la persistenza delle paure nel bambino. I figli apprendono molto dal linguaggio non verbale e dagli atteggiamenti del genitore e sono molto abili nel percepire lo stato di preoccupazione degli adulti. Le paure apprese in famiglia sono quelle più difficili da sdradicare, dunque è meglio agire in tempo.
Il gioco: il nostro alleato migliore
Il bambino sviluppa le sue competenze anche tramite il gioco, poichè quest’ultimo consente di provare emozioni, apprendere nuove abilità, comprendere l’ambiente, promuovere la fiducia in sé stesso; favorisce il problem solving e stimola l’immaginazione.
Inoltre, attraverso il gioco il bambino non si limita a ripetere situazioni piacevoli della sua quotidianità, ma elabora situazioni dolorose e traumatiche, potendole agire attivamente, a differenza della realtà in cui si ritrova a viverle in maniera passiva. Dunque, imparando a riconoscere le proprie paure ed il loro linguaggio, il bambino potrà rielaborarle attraverso il gioco, il disegno, la scrittura ed i lavori manuali. L’adulto può accompagnarlo in questo processo, scegliendo un’attività affine ai suoi interessi, adatta alla sua età e che sia coerente con le difficoltà riscontrare in termini di paura del bambino.
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V. Rojas & P. Pojas, 2020, E le mie paure volano via, Ziomara
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F. Mendez, 1999, Miedos y temores en la infancia: ayudar a los ninos a superarlos, Piramide, Madrid