Come sostenere lo sviluppo emotivo e promuovere l’autostima nei bambini
di Laura Avola

Negli ultimi anni lo sviluppo emotivo e relazionale del bambino è stato oggetto di molteplici ricerche scientifiche. Gli studiosi si sono chiesti come il neonato impari ad esprimere le proprie emozioni, come impari a sorridere, a dimostrare affetto, paura e rabbia. Ma anche come impara ad amare e ad avere sicurezza in sé stesso. Su quali basi un bambino acquisisce un attaccamento sicuro od insicuro? Perché per un genitore è importante conoscere tutte queste emozioni? Perché è proprio dalla relazione quotidiana che i genitori hanno con il proprio bambino che si sviluppa un attaccamento.
Cosa sono le emozioni?
Ekman, psicologo di fama mondiale, ha elaborato una teoria delle emozioni completa che definisce l’emozione come una reazione spontanea, acuta e di breve durata, agli stimoli ambientali.
La sede neurologica delle emozioni è l’amigdala, una piccola porzione del nostro sistema cerebrale, molto primitivo, in grado di rilevare segnali di minaccia o piacere dall’ambiente, e responsabile delle nostre risposte. L’amigdala, con l’intero sistema limbico coinvolto nell’elaborazione delle emozioni, lavora, man mano che l’individuo cresce, insieme alla corteccia prefrontale che rappresenta il pensiero razionale deputato alla regolazione e alla interpretazione le nostre reazioni emotive.
I neurotrasmettitori coinvolti nella modulazione delle nostre risposte emotive sono principalmente la serotonina e la dopamina.
Riassumendo, possiamo, dunque, dire che le emozioni nascono da un’interazione tra mondo percettivo e sensoriale e lavoro neuronale che, attraverso la percezione, l’interpretazione e la risposta, giunge ad una reazione soggettiva al mondo.
Nella fattispecie, possiamo individuare 4 componenti coinvolte nell’emotività:
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Componente cognitiva, che ci permette di valutare lo stimolo;
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Attivazione fisiologica, che predispone l’organismo ad affrontare la situazione;
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Componente espressiva, che ci consente di manifestare esternamente i nostri vissuti interiori emotivi;
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Componente comportamentale, legata alla motivazione, che induce l’organismo ad agire.
Cosa e quali sono le emozioni primarie?
Quando parliamo di emozioni primarie, non si può non parlare della teoria di Ekman. Sulla base delle sue ricerche, egli definì quelle che sono le cosiddette emozioni primarie, ossia emozioni di base, frutto di un processo evolutivo che ha portato l’essere umano a selezionare i comportamenti più adattivi per vivere nell’ambiente. Gli studi di Ekman hanno coinvolto tantissime culture, comprendendo sia quelle alfabetizzate che non. Secondo Ekaman esistono 6 emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura e sorpresa. Ma perché queste emozioni sono presenti fin dalla nascita nell’ essere umano? Ekman sostiene che esistono alcuni criteri per valutare un’emozione come primaria. Innanzitutto è accompagnata da segnali distintivi definiti universali, in particolare le espressioni facciali. Questo dimostra che queste sei emozioni sono slegate da qualsiasi contesto socio culturale: tutti noi esseri umani le esprimiamo nello stesso modo. Inoltre, l’attivazione neurovegetativa che un’emozione primaria innesca è identica nei vari individui, come, ad esempio, la paura genera sempre una maggiore irrogazione di sangue verso gli arti inferiori per permettere un comportamento di attacco o di fuga. Tale attivazione si innesca immediatamente in situazioni particolari e sempre dello stesso tipo in ogni individuo (ad esempio, il forte rumore genera in tutti una paura che ci predispone ad un attacco o alla fuga. Solo successivamente vi sarà una valutazione razionale di ciò che sta succedendo e che ci permette di decidere se la situazione è realmente pericolosa o no; ma la prima reazione che si innesca è l’emozione primaria deputata a garantire la sopravvivenza).
I neonati, già dalla nascita riescono a sperimentare uno stato di piacere che viene espresso attraverso il sorriso: inizialmente il sorriso viene definito endogeno, che altro non è che una risposta a stimoli esterni piacevoli. Già dalla terza settimana di vita il sorriso diventa esogeno ed è determinato dalla relazione con gli altri, in particolar modo con la madre ed è manifestato come risposta a stimoli uditivi o visivi. A partire dai due/tre mesi d’età si manifesta il sorriso sociale, in risposta a uno scambio reciproco di tipo relazionale.
Anche altre emozioni fanno capolino nella vita del neonato molto presto: infatti, entro i primi 9 mesi di vita, il bambino sperimenta la paura verso l’estraneo, verso persone che non riconosce come familiari.
Inoltre, già a due mesi, i bambini sarebbero in grado: di discriminare le espressioni facciali prodotte dagli adulti attribuendovi uno stato emotive; di imitare le espressioni altrui; e, soprattutto, di regolare la propria risposta emotiva sulla base degli indici espressivi forniti dalle figure di riferimento. Ecco perchè è necessario che i genitori sappiano quanto il loro modo di comunicare, anche attravero l’espressione del viso, è determinante nella vita del proprio figlio. A tal proposito, basta pensare che il bambino già a 10 settimane cambia le proprie reazioni a seconda dell’espressione facciale della madre. A 3 mesi si manifesta il fenomeno dello still face cioè il bambino vive un disagio quando si trova di fronte uno sguardo inespressivo (che non mostra né gioia, né tristezza).
A 10 mesi, il piccolo, è influenzato dall’espressione della madre quando deve approcciarsi a degli oggetti. Se il bambino sta per prendere un oggetto e la mamma dà uno sguardo serio e preoccupato, il bambino ritira la mano e questo perché capisce che non va bene. Se invece sta per afferrare un oggetto e la mamma lo guarda sorridendo il bambino lo prende. A 1 anno quando i bambini sono in una situazione di incertezza e non capiscono bene cosa devono provare, si affidano all’osservazione altrui, guardano gli altri per cercare di capire che emozione devono provare. Se tutti sono felici il bambino si dice che può essere felice anche lui. Questa è la grande responsabilità genitoriale. L’importanza di documentarsi dà, dunque, la possibilità di prendere consapevolezza di cosa voglia dire crescere un bambino.
Insieme alla paura altre due emozioni negative comuni sono: Rabbia e Tristezza. I neonati esprimono emozioni specifiche come il disgusto (in risposta a sapori amari) e la paura (in risposta al dolore) e sembrano essere indipendenti da eventi esterni. Tra i 2-3 mesi, iniziano a mostrare espressioni di rabbia, interesse, sofferenza e tristezza in maniera affidabile. I neonati mostrano rabbia in maniera non diversa dagli adulti in risposta a particolari eventi esterni, legati al dolore e alla frustrazione. Anche la tristezza è una reazione al dolore, alla fame o alla mancanza di controllo, ma viene manifestata meno spesso della rabbia. Sono entrambe emozioni efficaci per richiamare il conforto da parte degli adulti e promuovono, dunque, la sopravvivenza.
Lo sviluppo delle emozioni secondarie
A partire dai 2 anni iniziano a comparire le cosidette emozioni complesse (chiamate anche secondarie) che si trovano solo negli esseri umani, in quanto richiedono cognizione e soprattutto consapevolezza. Sono emozioni che si riferiscono al contatto con l’altro e che, quindi, il bambino sperimenta nella relazione con le persone. Tra le prime emozioni secondarie che i bambini possono mostrare vi è l’ invidia o la gelosia; queste richiedono una relazione consolidata con le altre persone affinchè possano manifestarsi. Successivamente appare il senso di colpa che richiede lo sviluppo di un senso di responsabilità personale e dell’interiorizzazione degli standard morali; emerge successivamente rispetto all’orgoglio e la vergogna. L’orgoglio viene espresso quando i bambini provano un sentimento di gioia in seguito all’esito positivo di un’azione particolare, mentre la vergogna emerge quando i bambini percepiscono che non hanno raggiunto dei comportamenti standard o degli obiettivi.
Il senso di colpa è legato alla responsabilità personale. Secondo Graham, i bambini di 6 anni si mostrano colpevoli quando percepiscono di avere uno scarso controllo sull'esito di una situazione. A 9 anni riconoscono il senso di agentività sugli esiti di un’azione.
Come possiamo aiutare i bambini nel loro sviluppo emotivo affinchè possano sviluppare autostima?
L’autostima e lo sviluppo emotivo sono due elementi fondamentali nella vita di un individuo. L’autotima si riferisce alla percezione e alla valutazione che una persona ha di se, mentre lo sviluppo emotivo riguarda l’abilità di gestire in modo sano le proprie emozioni. Favorire uno sviluppo emotivo sano permette ai bambini di connettersi alle loro emozioni, accettarle e comunicarle in modo approriato, senza reprimerle nè soffocarle. Per far si che questo sia possibile è necessario che i bambini sviluppino la consapevolezza di sè stessi. Questo significa aiutarli a conoscersi, accettare le proprie debolezze e rintracciare i propri punti di forza e lavorare su ciò che vogliamo migliorare. La consapevolezza di sè aiuta a compredere i propri bisogni, desideri e limiti, e permette di prendere decisioni più consapevoli e di agire in modo coerente al vero sè. Per far si che questo avvenga è necessario parlare dei punti deboli e delle fragilità dei nostri figli senza farli diventare dei tabù. Gli elogi sono importanti ed aiutano il bambino a sentire che ce l’ha fatta oltre che a rintracciare le sue qualità positive, ma anche normalizzare i punti di debolezza, mettendoli sullo stesso livello dei punti di forza, aiuta il bambino a crescescere in modo più equilibrato. Come sempre, i genitori devono dare l’esempio e questo significa mostrare in prima battuta i nostri difetti evitando di mostrarci come dei supereroi poichè noi siamo il loro modello; è più sano capire fin da piccolo che in famiglia ogni membro è più bravo in una certa attività e un pò meno bravo in un’ altra.
È, poi, necessario insegnare ai bambini a praticare l’autocura. Prendersi cura di se stessi significa dedicare del tempo alle attività che ci fanno sentire bene, come l’esercizio fisico, la meditazione, la lettura o hobby che ci appassionano. Promuoviamo queste pratiche nei bambini: non togliamo l’attività fisica come punizione per un errore del bambino, insegnamogli a praticare la Mindfulness o il rilassamento attraverso piccolo tecniche consone all’età; aiutiamoli a regolare le proprie emozioni attraverso piccolo strategie, ad esempio quella di soffiare le candeline per migliorare la respirazione durante una crisi di rabbia. Allo stesso modo, è importante avere delle relazioni significative e supportanti; è dunque necessario incoraggiare e sostenere i bambini durante la loro crescita.
Infine, un aspetto cruciale è lavorare sull’autocompassione. Spesso siamo molto più duri con noi stessi rispetto agli altri, criticandoci o lamentandoci dei nostri errori. L’autocompassione implica il trattare se stessi con gentilezza e comprensione, sostenendo se stessi ache nei momenti di difficoltà. Accettare che siamo umani e commettiamo errori è importante per imparare a perdonarsi e ad andare avanti. Aiutiamo i bambini ad essere più compassionevoli con se stessi: sosteniamoli, dunque, nell’affrontare i fallimenti e gli errori. Un buon metodo da proporre ai bambini affinchè sviluppino autocompassione può essere l’esercizio del “sii il tuo migliore amico”. Così facendo, insegnamo ai più piccoli che, di fronte ad un momento difficile, grande o piccolo che sia, possono continuare a trattarsi con lo stesso calore, cura e comprensione che darebbero a qualcuno a cui tengono. Senza giudicarsi con severità. Affinchè questo possa essere compreso dai bambini siamo noi stessi a dover dare ancora una volta l’esempio. Impariamo ad accettare i nostri fallimenti e rivolgiamoci a noi stessi con parole gentili e, nel contempo, comprendiamo gli errori dei nostri figli trattandoli sempre, non solo con l’autorevolezza di chi dà dei limiti, ma anche con gentilezza.
In conclusione, ribadiamo che l’autostima e lo sviluppo emotivo sono elementi esseenziali per il benessere ed il successo nella vita. Attraverso la consapevolezza di sè, l’autocura e l’auto-compassione, possiamo promuovere una’autostima positiva e sviluppare una maggiore capacità di gestire ed esprimere le nostre emozioni. Prendersi cura di questi aspetti può contribuire a creare una vita più soddisfacente e appagante.
Fonti:
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Nicolae Alin Bardahan, L’importanza dell’autostima e dello sviluppo emotive, Ebook
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Susanne A. Denham, Lo sviluppo emotive nei bambini, 2001, Astrolabio Ubaldini