7 Novembre 2026
Consulenza PsicoPedagogica

 

Dal neonato al toddler: comprendere e supportare lo sviluppo cognitivo dei bambini

di Laura Avola

 

 

Lo sviluppo cognitivo del bambino inizia già alla nascita ed ogni giorno di vita del piccolo è un tassello in più nella costruzione delle sue capacità.

Sappiamo che ogni bambino è a sè e che lo sviluppo delle competenze è un processo altamente individuale e personale che viene influenzato da molti aspetti, quali possono essere il temperamento del neonato, ma anche il contesto sociale e culturale in cui è inserito, lo stile educativo che viene proposto dai genitori e il legame affettivo ed emotivo con gli adulti di riferimento.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la consapevolezza che lo sviluppo cognitivo avviene seguendo delle tappe che, sebbene il loro raggiungimento possa avvenire in tempi e modalità diverse da bambino a bambino, segue delle fasi universalmente presenti in ogni essere umano. Queste, possono essere delle linee guida utili ai neo- genitori.

Cosa è lo sviluppo cognitivo?

Per meglio comprendere come funziona il processo di crescita del bambino dobbiamo far riferimento, innanzitutto, allo psicologo che più di tutti si concentrò su questa sfera: Jean Piaget. Lo studioso afferma che l’uomo sviluppa la propria intelligenza poiché compie continui adattamenti all’ambiente: prima fa conoscenza dell’ambiente e poi interviene attivamente su esso per modificarlo. Man mano che l’individuo si adatta alla realtà, organizza strategie sempre più complesse, passando dalla concretezza delle sue azioni a pensieri sempre più astratti.

Questo adattamento è il risultato di due processi fondamentali: l’assimilazione e l’accomodamento.

  • L’assimilazione, ossia l’esperienza che l’individuo fa del mondo esterno grazie a schemi e concetti già in suo possesso (ad esempio, il neonato fa esperienza del mondo e la esplora grazie al riflesso, già suo, della suzione. Ecco perché tende a mettere in bocca tutto ciò che si trova davanti).

  • L’accomodamento è, invece, la modificazione degli schemi e dei concetti posseduti, in base a nuove esperienze che permettono di sviluppare nuove informazioni e grazie alle quali lo schema può essere modificato. È il caso del bambino che vedendo un cavallo lo chiama inizialmente “cane”, poiché ha fatto esperienza che l’animale con quattro zampe è il cane. Poi modifica il suo schema mentale con nuove informazioni giungendo alla conclusione che l’animale visto è un cavallo, con caratteristiche diverse dagli altri quadrupedi.

I due processi si alternano continuamente e vanno alla ricerca del loro equilibrio. Quando giunge una nuova informazione che non può essere immediatamente interpretata poiché gli schemi conosciuti dal soggetto non sono sufficiente per comprenderla, avviene un disequilibrio e il soggetto inizia a attuare una progressiva modifica dei suoi schemi cognitivi incorporando nuove conoscenze fino a trovare un nuovo equilibrio.

Questo vuol dire che il bambino non solo acquisisce gradualmente nuove abilità, ma lo fa attivamente nell’interazione con l’ambiente e nella trasformazione delle sue stesse capacità.

Lo sviluppo cognitivo nei primi due anni di vita del bambino: l’intelligenza senso motoria

Piaget sostiene che le azioni del bambino gli permettono di capire il mondo e che, attraverso la rielaborazione di questa comprensione, possa accrescere le sue competenze, passando da uno stadio primitivo a quello successivo, più ricco e sofisticato del primo.

Questo processo inizia alla nascita e nei primi due anni ha una progressione veloce ed accelerata che permetterà di giungere all’acquisizione di competenze simboliche, prerequisiti fondamentali e necessari per poter accedere a nuovi stadi, successivi, di intelligenza.

Dunque la prima forma di sviluppo cognitivo, tipica dei primi due anni di vita, viene denominata fase Senso-motoria e si costituisce di sei stadi. Vediamoli di seguito nel dettaglio.

Primo stadio: lo sviluppo cognitivo inizia con i riflessi che il neonato possiede, quali ad esempio il succhiare, l’afferrare, ma anche il guardare e l’ascoltare. Il bambino utilizza queste competenze con le quali viene al mondo per acquisire informazioni su esso, utili per poter accedere allo stadio successivo di apprendimento.

Secondo stadio: nel primo mese di vita avvengono i primi segni di adattamento all’ambiente ed entro i primi 3 mesi, il neonato ha compiuto il suo primo apprendimento, catalogando il mondo che conosce tra gli oggetti che gli provocano piacere tramite l’azione della suzione e quelli che invece gli provocano disagio e fastidio. In questo stadio appaiono quelle che vengono chiamate reazioni circolari primarie, cioè il piccolo inizia a compiere primi movimenti coordinati come quella di portare la mano in bocca e ciucciare il dito. Acquisisce anche la coordinazione vista- udito che lo spinge a ruotare la testa verso la fonte di rumore.

Terzo stadio: attorno ai 4 mesi, il neonato inizia ad interessarsi attivamente al mondo circostante e, dunque, alle persone ed agli oggetti; ha una maggiore consapevolezza e può iniziare a riconoscere alcune tra le caratteristiche specifiche degli oggetti a lui più familiari poiché inseriti nel suo ambiente. È la fase in cui si potenziano le abilità sensoriali e motorie e, interagendo tra loro, si coordinano con sempre più precisione e coscienza.

Quarto stadio: all’incirca verso gli 8 mesi il neonato è in grado di anticipare le azioni e indirizza il proprio comportamento verso un obiettivo da raggiungere. Si manifesta, dunque, l’intenzionalità. In questo periodo, una conquista fondamentale è quella di comprendere che oggetti ed eventi continuano ad esistere anche quando non possono essere viste o toccate. Il neonato ha così acquisito la permanenza dell’oggetto, prerequisito necessario al raggiungimento delle rappresentazioni mentali che conquisterà in seguito.

Quinto stadio: tra i 12 e i 18 mesi, il bambino si trasforma in un piccolo scienziato; inizia, grazie anche all’acquisizione motoria che gli permette di poter camminare, ad esplorare l’ambiente che lo circonda ed acquisire sempre più conoscenze su più oggetti che incontro lungo il suo “cammino”. Il bambino esplora e sperimenta cercando di verificare, con le sue azioni, che a certe cause seguono determinati effetti. Ecco perché, a quest’età i bambini iniziano a far cadere ripetutamente gli oggetti, per poter sentire il suono conseguente la caduta. Si creano così nuovi schemi percettibili e causali. Si affina la permanenza dell’oggetto: il bambino andrà cercando in posti diversi ciò che è stato nascosto.

Sesto stadio: fino ai 24 mesi, i progressi raggiunti si affinano; sorgono le rappresentazioni mentali ed il gioco simbolico. I bambini possono rappresentarsi mentalmente le relazioni di causa effetto senza necessità di compiere concretamente l’azione. Con l’avvio del pensiero simbolico si potenzia il linguaggio che diventa così il canale privilegiato per le relazioni sociali. È la fase dell’imitazione dei comportamenti altrui e del gioco di finzione (il bambino inizia a giocare a mamma e figlia, fa finta di mangiare e bere da piattini e bicchieri giocattolo, etc).

Come può il genitore stimolare lo sviluppo cognitivo in queste fasi?

In questo processo di sviluppo, il neonato, e successivamente il bambino, necessita di avere un ambiente che lo stimoli, sa dal punto di vista fisico che relazionale. Il contesto sociale e culturale svolge un ruolo cruciale sullo sviluppo cognitivo, dunque non è da sottovalutare la qualità delle interazioni, anche precoci, con gli adulti di riferimento. È infatti negli scambi comunicativi che il bambino acquisisce le sue conoscenze ed impara a comprendere l’altro.

Un aspetto fondamentale per il genitore è comprendere a che stadio e a che punto si trova lo sviluppo cognitivo del proprio figlio per relazionarsi in modo coerente e stimolarne la continua crescita cognitiva. Ma come possiamo stimolare in modo coerente lo sviluppo cognitivo?

Innanzitutto, è necessario rispettare i tempi del piccolo e le tappe evolutive da lui raggiunte; l’adulto deve lasciar libero il bambino di esplorare e sperimentare l’ambiente, senza intervenire, bloccandolo o affrettando la sua evoluzione spontanea. Può, dunque:

  • Predisporre l’ambiente in modo tale che il bambino possa muoversi liberamente: si, ad esempio, ai letti bassi, che possano essere raggiunti in autonomia.

  • Scegliere un abbigliamento che non ostacoli la libertà del bambino ed il suo movimento: lasciarlo camminare scalzo in casa lo aiuta a sviluppare maggior sicurezza nei movimenti.

  • Offrirgli giochi adeguati all’età. Non è necessario presentargli troppi giochi, poiché lo confondono, lo sovrastimolano rendendolo passivo; meglio pochi giochi, possibilmente fatti di materiali naturali che lo spronino a sviluppare alcune capacità per volta.

Laura Avola