L’ inserimento all’asilo nido. Come affrontarlo nel migliore dei modi
di Laura Avola

La scelta del nido porta con sé dei cambiamenti significativi per l’intera famiglia: cambia la routine del bambino, ma anche quella dei genitori che si trovano a riorganizzare la loro giornata; a livello emotivo è un evento molto intenso poiché riguarda il primo distacco che bambino e genitori affrontano. Per questo motivo è importante fornire agli adulti informazioni utile sull’argomento, una guida e dei consigli pratici per aiutarli ad affrontare questo momento tanto delicato.
Come scegliere il nido?
Una delle domande più frequenti tra i genitori che scelgono di iscrivere al nido il proprio figlio è “dove lo iscrivo?”, “quale è la struttura migliore?”. La cosa più importante da sapere è che non esiste una regola che valga per tutti. Ma ci sono alcuni accorgimenti necessari che possono veicolare la scelta:
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Affinità con le esigenze familiari: ogni bambino con la sua famiglia, ha dei bisogni unici e differenti dagli altri. Per questo motivo è utile informarsi prima circa gli orari, la presenza della mensa, l’ubicazione della struttura poiché è necessario che questi possano accogliere le esigenze dei genitori, le peculiarità del bambino e le aspettative dell’intera famiglia.
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L’inserimento: come avviene l’inserimento in quella determinata struttura? È importante conoscere l’approccio utilizzato e in che tempi verrà svolto. Questo permette di preparare il bambino alla nuova esperienza.
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Lo spazio e gli arredi: gli spazi devono essere accoglienti, ampi abbastanza e adeguati all’utenza. Valore aggiunto possono essere gli spazi esterni, in cui vi è la possibilità di entrare in contatto con la natura e gli spazi interni molto ampi, che possono essere adibiti a palestre o atelier. Importanti sono anche gli arredi ed i materiali che la struttura fornisce. Devono essere predisposti secondo l’età, utilizzabili dai bambini in sicurezza ed in completa autonomia, devono stimolare la creatività e facilitare l’esplorazione.
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Il personale qualificato che sia in continua formazione, presente in numero adeguato, che abbia un atteggiamento accogliente ed empatico. Il clima della struttura deve risultare rassicurante e disteso, volto al benessere di tutti, in primis dei bambini.
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L’orientamento pedagogico: è importante condividere la filosofia pedagogica che c’è dietro la scelta dell’offerta educativa. Avere un’offerta formativa completa e valida, basata su dati scientifici, accrescerà sicuramente il bambino.
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Il ruolo dei genitori: la scelta del nido coinvolge la famiglia e tutti i suoi membri, non solo il bambino. Per questo è fondamentale che la struttura tenga conto di questo e riservi momenti che possano coinvolgere anche i genitori. Offrire loro sostegno e informazioni è necessario per creare un rapporto di reciproca fiducia.
Come avviene in distacco durante l’inserimento al nido?
L’inserimento al nido è sempre un momento eccezionale, in quanto coinvolge tutti (bambino, genitore ed educatore) e richiede un grosso dispendio di energie. Ogni struttura propone una propria modalità specifica di inserimento, ma, in linea di massima, esistono cinque fasi di attuazione:
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Accoglienza: riguarda i primi momenti in cui la famiglia incontra la struttura in maniera diretta e dal punto di vista organizzativo
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Consenso- sostegno: in questa fase il genitore riveste un ruolo ancora molto importante e rimane a completa disposizione del bambino.
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Esplorazione: è la fase in cui il bambino autonomamente inizia ad esplorare l’ambiente che lo circonda, utilizzando giochi e materiale a sua disposizione.
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Distacco preliminare: questa fase mira a comprendere il bambino, i suoi ritmi e il suo grado di adattamento; è un momento molto utile per l’educatore poichè acquisisce informazioni utili sul bambino al fine di direzionare così la relazione con esso.
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Distacco: in questa fase il genitore va via ed il bambino inizierà a mettere in moto tutte le sue competenze per far fronte al nuovo ambiente. È importante sapere che, quasi certamente, durante il distacco, il bambino piangerà, in quanto lo sconforto dato dall’assenza del genitore è un fattore legittimo, ma che, pian piano può essere affrontato e superato. Sarà necessario il tempo che il bambino metabolizzi questa nuova esperienza con la consapevolezza che al nido passerà diverse ore della sua giornata, ma che avverrà sempre il ricongiungimento con il genitore.
Come affrontare le emozioni del bambino durante l’inserimento al nido?
L’inserimento al nido è un momento ricco di emozioni, quasi sempre spiacevoli: paura, rabbia e tristezza sembrano fare da padroni; il bambino è sopraffatto da queste emozioni e questo è frutto dell’immaturità che caratterizza il cervello a quell’età. Infatti, il cervello umano è organizzato su tre livelli: il primo, quello più primitivo, il cosiddetto cervello rettiliano, si attiva istintivamente e riguarda tutti quegli aspetti inerenti la sopravvivenza della persona. L’individuo attiva inconsapevolmente questa parte del cervello per far fronte al pericolo e lo fa attraverso la fuga, l’attacco o l’immobilità, reazioni che abbiamo in comune anche con gli altri animali.
Vi è un secondo livello cerebrale: il cervello mammifero che, come è facile intuire, ci accomuna anche agli altri mammiferi. È questo il cosiddetto cervello limbico, quello deputato alle emozioni.
Il cervello più evoluto è, invece la neocorteccia ed è la sede di tutte le funzioni esecutive e razionali. È, cioè, quella parte del nostro cervello che ci permette di regolare e gestire le nostre emozioni, tenere a bada i nostri istinti e pianificare il comportamento.
Il bambino, soprattutto nei primi anni della sua vita, è guidato dai primi due cervelli, quello rettiliano e quello mammifero, poiché la neocorteccia è ancora troppo poco sviluppata ed è questo il motivo per cui a quell’età le emozioni risultano essere incontenibili e fortemente territoriali.
Sono i genitori che devono fornire ai figli, attraverso la loro funzione regolativa, la capacità di gestire le emozioni; sono loro gli adulti che, si presume, abbiano sviluppato la neocorteccia che permette tale regolazione. I genitori, attraverso l’esempio e la presenza empatica, possono rendere momenti particolarmente intensi emotivamente, quali l’inserimento al nido, un momento di crescita che stimoli l’autoregolazione.
Come possono agire i genitori in questo caso? Ecco di seguito cosa possono fare:
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Normalizzare le emozioni: è importante che il bambino senta di poter provare ogni tipo di emozione, che tutte sono lecite e che è normale essere tristi o spaventati dal distacco dalla mamma.
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Accogliere le emozioni: è importante non minimizzare, negare o ridicolizzare l’emozione che il bambino prova. Potrebbe sembrarci eccessiva, ma è necessario confortarlo ed accompagnarlo affinchè quell’emozione possa essere vissuta a pieno per poi calmarsi.
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Esprimere sicurezza e fiducia: ascoltare attivamente il bambino ed accogliere le sue emozioni fa sentire il bambino amato e visto; questo determinerà in lui un senso di sicurezza in sè e stimolerà l’acquisizione di competenze emotive che potranno aiutarlo a gestire le sensazioni che prova in futuro.
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Raccontare la loro esperienza: ai bambini piace molto il racconto che i genitori fanno della loro vita, quindi può essere utile raccontare al bambino i momenti in cui anche i suoi genitori hanno vissuto quelle emozioni che sembrano essere tanto spiacevoli. Questo farà in modo che il bambino non si sentirà solo e comprenderà che le emozioni, anche le più difficili, non lo distruggeranno, poichè anche il genitore ne è uscito illeso.
L’inserimento al nido tra difficoltà e soluzioni
Ogni bambino va riconosciuto nella sua individualità e l’inserimento va gestito considerando le sue caratteristiche. Per esempio, il modo in cui si approccerà al nido dipenderà molto dal suo stile di attaccamento. Ecco perché alcuni bambini vivono con più facilità questo momento, mentre per altri ci vuole più tempo ed attenzione.
Esistono 4 tipi di attaccamento e, quindi, 4 possibili approcci da tenere in considerazione:
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Attaccamento sicuro: è il caso di bambini che si sentono sicuri e protetti dal loro caregiver, si muovono autonomamente ricercando conforto quando ne sentono la necessità. Piangono quando il genitore si allontana, ma riescono a tranquillizzarsi ed ambientarsi esplorando l’ambiente.
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Attaccamento ansioso ambivalente: è il caso di bambini che hanno paura del distacco dal caregiver e, quando avviene, piangono in maniera intensa e disperata, senza riuscire a calmarsi ed esplorare l’ambiente.
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Attaccamento insicuro – evitante: è il caso dei bambini eccessivamente indipendenti che sembrano essere emotivamente indifferenti.
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Attaccamento disorganizzato: è il caso di bambini che mostrano comportamenti incoerenti ed ambigui verso le altre persone.
Inoltre, durante l’inserimento al nido, è importante saper cogliere quei segnali sono manifestazioni di disagi e difficoltà che il bambino sta vivendo:
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Piagnucolii persistenti, possono manifestarsi perché il bambino ha necessità di sentirsi confortato ed accolto per essere rassicurato durante questa fase così delicata.
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Rifiuto del cibo o del sonno, può essere segnale di stress emotivo dettato dall’insicurezza che il bambino prova nella sua nuova realtà o dalla separazione dal proprio caregiver.
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Comportamenti regressivi, ossia il ritorno a comportamenti infantili tipici di periodi precedenti, come ad esempio maggiori richieste di allattamento o del ciuccio qualora fosse utilizzato.
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Attaccamento eccessivo ai caregiver, può manifestarsi quando il bambino ha paura di essere abbandonato e può indicare la difficoltà sperimentata nelle relazioni con gli altri adulti o i bambini del nido.
Come possiamo allora aiutare questi bambini? I genitori possono utilizzare strategie pratiche molto utili. Ne elenchiamo alcuni di seguito:
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Creare una routine, dei rituali che accompagnino la fase di saluto e di separazione;
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Utilizzare l’oggetto transazionale, ossia un oggetto che in qualche modo sostituisca la presenza del proprio caregiver durante le ore al nido. Magari un peluches da riporre nello zainetto e che costituisce un ponte tra casa ed asilo;
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Creare il tabellone delle routine giornaliere: è uno strumento da tenere a casa e che il bambino, insieme all’adulto, può modificare giornalmente indicando le varie attività da affrontare durante il giorno. Tra queste prenderà posto anche il nido che rappresenterà, dunque, un momento prevedibile della vita del bambino;
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Leggere albi illustrati che affrontino la tematica della separazione e la paura dell’abbandono. Ne esistono tantissimi, ma per citarne due indichiamo “tre piccoli gufi” e “a più tardi”.
E per i genitori?
È importante ricordare che anche i genitori vivono il distacco dal proprio piccolo e questo può essere contornato da emozioni difficili da gestire quali l’ansia, la paura, il senso di colpa. Possono riattivarsi alcune ferite infantili che, se non conosciute, agiscono a livello inconscio. In questi casi è necessario riuscire a gestire lo stress, sia per sè stessi che per essere guide ferme e rassicuranti per il bambino. Negli ultimi anni la Mindfulness ha avuto notevoli consensi e, in diverse strutture vengono attivati corsi di Parent Mindfulness che permettono al genitore di affrontare il proprio stress ponendo l’attenzione sul qui e ora, in maniera consapevole e non giudicante e che li aiuti ad attivare, attraverso diversi esercizi di respirazione, ma anche sul corpo e sui propri pensieri, il sistema parasimpatico, deputato al rilassamento ed alla calma.